Viaggio al termine della notte

Louis-Ferdinand Céline

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21 Fragments (saved in 2019)

Si faceva la coda per andare a crepare.

È il coraggio che in fondo è indecente. Fare i coraggiosi con il proprio corpo?

Tutto una vibrazione, un irraggiamento, m'avrebbe voluto lei e io, da parte mia, non capivo assolutamente perché avrei dovuto essere in quello stato lì, sublime, vedevo al contrario mille ragioni, tutte inconfutabili, per restare d'un umore esattamente contrario.

Tutto quello che è interessante accade nell'ombra, davvero. Non si sa nulla della vera storia degli uomini.

Quel che è peggio è che uno si chiede come l'indomani troverà quel po' di forza per continuare a fare quel che ha fatto il giorno prima e poi già da tempo, dove troverà la forza per quelle iniziative sceme, quei mille progetti che non arrivano a niente, quei tentativi per uscire dalla necessità opprimente, tentativi che abortiscono sempre, e tutti per arrivare a convincersi una volta per tutte che il destino è invincibile, che bisogna sempre ricadere ai piedi della muraglia, ogni sera, sotto l'angoscia dell'indomani, sempre più precario, sempre più sordido.

Sempre avevo temuto di essere pressoché vuoto, di non avere insomma alcuna seria ragione per esistere. Adesso davanti ai fatti ero proprio certo del mio nulla individuale.

Siamo per natura così supeficiali, che soltanto le distrazioni ci possono impedire davvero di morire. Quanto a me, mi avvicinavo al cinema con un fervore disperato.

Gli nasconde tutto la vita agli uomini. Nel rumore che fanno loro stessi non sentono niente. Se ne fottono. E più la città è grande e più è alta e più se ne fottono. Ve lo dico io. Ho provato. Val mica la pena.

Bisognerà farla addormentare sul serio una sera o l'altra, la gente felice, e mentre dormiranno, ve lo dico io, farla finita una volta per tutte con loro e la loro felicità.

È questo l'esilio, l'estraneo, questa inesorabile osservazione dell'esistenza com'è davvero durante quelle poche ore lucide, eccezionali nella trama del tempo umano, in cui le abitudini del paese precedenti vi abbandonano, senza che le altre, le nuove, vi abbiano ancora rincoglionito a sufficienza.

La bellezza, è come l'alcool o il confort, ci si abitua, non ci si fa più attenzione.

Ma era troppo tardi per rifarmi una giovinezza. Ci credevo più! Si diventa rapidamente vecchi e in modo irrimediabile per giunta. Te ne accorgi dal modo che hai preso di amare le tue disgrazie tuo malgrado. La natura è più forte di te, ecco tutto.

Ci abbracciavamo. Ma io non l'abbracciavo bene, come avrei dovuto, in ginocchio a essere sinceri. Pensavo sempre un po' a un'altra cosa al tempo stesso, a non perdere tempo e tenerezza, come se volessi conservare tutto per un non so che di meraviglioso, di sublime, per più tardi, ma non per Molly, e non per questo.

Man mano che resti in un posto, le cose e le persone si bracano, marciscono.

Dopo di che, non ci furono che le nostre voci, tra noi, e tutto quello che hanno sempre l'aria di stare per dire, le voci, e non dicono mai.

Gli uomini ci tengono ai loro brutti ricordi, a tutte le loro disgrazie e non si può tirarli via di lì. Gli tiene occupata l'anima. Si vendicano dell'ingiustizia del loro presente accanendosi sull'avvenire nel fondo di se stessi a palle di merda.

È il breve intervallo in cui in qualche posto nuovo non ti conoscono ancora, che è la cosa più piacevole. Dopo, è la stessa cattiveria che ricomincia.

Vivere per vivere, che gattabuia!

Sei oppresso dalle faccende della tua vita intera quando vivi solo. Ne esci degradato.

La gran fatica dell'esistenza non è forse insomma nient'altro che questo gran darsi da fare per restare ragionevoli venti, quarant'anni, o più, per non essere semplicemente, profondamente se stessi, cioè immondi, atroci, assurdi.

Laggiù, lontano lontano, c'era il mare. Ma non avevo più niente da immaginare io sul mare adesso. Avevo altro da fare. Avevo un bel cercare di perdermi per non ritrovarmi più davanti la mia vita, la ritrovavo dappertutto semplicemente. Ritornavo su me stesso. Il mio stramballamento personale, era proprio finito. Sotto gli altri!... Il mondo era rinchiuso! In fondo com'eravamo arrivati noialtri!... Come alla fiera!... Avere dei dispiaceri non è tutto, bisognerebbe poter ricominciare la musica, andarne a cercare ancora di dispiaceri... Ma sotto gli altri!... È la giovinezza che uno rivorrebbe così senza averne l'aria... Senza imbarazzi!... Intanto per tirarla ancora avanti non ero più nemmeno pronto!... E tuttavia non ero nemmeno andato tanto lontano come Ribinson io nella vita!... Non ce l'avevo fatta in definitiva. Non avevo acquisito io una sola idea bella solida come quella che lui aveva avuto per farsi stendere. Un'idea più grossa ancora della mia grossa testa, più grossa di tutta la paura che c'era dentro, una bella idea, magnifica e comodissima per morire... Quante me ne servirebbero a me di vite perché mi facessi un'idea più forte di tutto il mondo? Era impossibile da dire! Era andata buca!